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Recensione: alla prova Pixelmator, il più “tosto” tra i concorrenti di Photoshop

Che ci piaccia o no, molti di noi sono costantemente alla ricerca di un ‘altro Photoshop’, non importa se già lo abbiate o siate in procinto di installarlo .

Molti non hanno realmente bisogno delle straordinarie capacità di questa potente applicazione ma necessitano solamente di piccoli ritocchi alle loro fotografie digitali per poi stamparle tramite una semplice ed intuitiva interfaccia grafica. Pixelmator è un editor di immagini pixel-based che può soddisfare al meglio le vostre esigenze.

Lo svantaggio è che richiede Mac OSX versione 10.5.7 o superiore ed è supportato sia da Power PC che da Mac basati su cpu Intel. Al di sotto di questi OS non può però essere eseguito!

Il vantaggio invece è che può gestire una straordinaria gamma di estensioni di file (100+), alcuni dei quali in disuso da anni. Come ad esempio PICT, BMP ed altri ancora più obsoleti — supporta però ovviamente JPEG, TIFF, PNG, PSD ecc.


Così ho aperto la mia prima immagine per il test e devo ammettere che ero un pò scosso quando ho provato la sua interfaccia grafica, davvero accattivante, con una serie di menu poco intuitivi che ricordano molto Photoshop! Ma, quando ho iniziato ad intervenire sui pixel, ho notato subito che il programma era affamato di RAM, si è resa necessaria quindi la chiusura delle altre applicazioni in esecuzione ed ho dovuto riavviare Pixelmator per utilizzarlo.

Pixelmator è basato su tecnologia Core Image, quindi se avete una scheda video di fascia alta con molta memoria video (VRAM), lavorerete con Pixelmator in tempo reale guadagnandone in velocità soprattutto sugli ultimi Power PC e Mac basati su cpu Intel.
Le barre degli strumenti sono simili, anche se sono disposte in due colonne su di uno sfondo nero (anziché in una colonna sola). Alcuni possono essere un pò diffidenti nei confronti del desktop nero ed effettivamente io ho avvertito un senso di affaticamento per gli occhi.

Il test su una foto di una sfavillante palazzina che necessitava di alcuni ritocchi: nessun problema con i menu in atto – quindi degno erede di Adobe – e sono riuscito a correggere la prospettiva abbastanza facilmente.

Mi sono spostato dopo sui filtri (ce ne sono oltre 130) e qui è dove si sono notate davvero le differenze. Ho aperto il filtro Bump Linear e sono rimasto sorpreso di come si sia creato un collegamento tra il menu e l’immagine. Ciò significa che ho potuto spremere le porzioni dell’immagine in termini di raggio (dimensioni dell’effetto), angolo e scala. Me ne sono innamorato!

Altri filtri hanno un approccio identico: si collega la “corda” e si applica il filtro alle porzioni dell’immagine desiderate. Con il Tile Filter ho potuto selezionare una porzione di immagine ed ho creato un livello utilizzando solo quella sezione. Affascinante!

Anche l’effetto “Hatched Screen” mi ha impressionato, trasformando l’immagine originale e donandole un effetto davvero incisivo dall’appeal immediato, completato da un effetto con mezzo tono bianco e nero.

Naturalmente ci sono i soliti pennelli e strumenti di selezione: una volta selezionato un qualsiasi strumento, un ulteriore menu compare con le scelte a disposizione del tipo di strumento, le dimensioni del pennello, la scelta dei font, le dimensioni ecc. Ho particolarmente apprezzato il pratico strumento per il ridimensionamento dello schermo che permette di ridimensionare un’immagine con valori compresi fra 0 e 3200 per cento. Terrificante!

La gestione del colore è a portata di mano ed è possibile selezionare il profilo: sRGB, adobe RGB (1998),CIE RGB ecc.

Ovviamente è possibile lavorare su più livelli, le maschere e l’accesso all’opzione di ridimensionamento, sono tutte disposte secondo lo stesso stile di Photoshop. In generale ho trovato piacevole lavorare con questa applicazione: un pò strano in un primo momento, ma una volta abituati è stata davvero un’esperienza “felice” il lavoro con Pixelmator, come se fossi su Photoshop..

Se si utilizza una tavoletta grafica, Pixelmator supporta il disegno a mano libera con tutti gli strumenti, ovvero la matita, il pennello, lo strumento timbro clone ed anche la cancellazione tramite la stessa. Inoltre è possibile modificare le impostazioni sulla sensibilità della pressione sulla tavoletta grafica per poter sfruttare al massimo i giochi di sfumatura e gli strumenti di ombre.
Nel complesso, è sicuramente un software ben sviluppato e progettato ed è da prendere in considerazione se non si è legati solo ed esclusivamente a Photoshop. Secondo la mia opinione ci troviamo di fronte al miglior “clone” di Photoshop.

E’ possibile provare una versione Trial di Pixelmator direttamente da questa pagina di Active Software, il distributore italiano del programma, che fornisce inoltre la versione italiana dello stesso. Il costo per licenza è di soli 59,90€. Li vale tutti.

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Un Commento

  1. Lo uso da tempo su Mac, in abbinamento a Gimp su Ubuntu. OTTIMO

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