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Intervista al catanese Claudio Cherubino, Developer Programs Engineer in Google nella sede di Londra

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Oggi andiamo a intervistare Claudio Cherubino, un italiano emigrato all’estero, e che adesso vive stabilmente a Londra e lavora per Google come Developer Programs Engineer. Ha dapprima frequentato il liceo scientifico e successivamente il corso di laurea in Informatica all’Università di Catania. In questa intervista ci racconta come ha iniziato, un po della sua vita e come è arrivato a lavorare per una delle più grandi e influenti aziende nel mondo della tecnologia: il colosso di Mountain View anche detto “Big G”.

Iniziamo subito!!

– Ciao Claudio e grazie per averci concesso questa intervista. Iniziamo subito. La prima domanda ci sembra doverosa in un’intervista di questa portata, sopratutto visto il fatto che ci saranno dei lettori che in questo momento ti staranno invidiando: attualmente sei un Developer Programs Engineer a Google, ti chiedo quindi, come e quando ti sei imbattuto con il mondo della programmazione la prima volta?
Questa e’ la tipica domanda che mi fa sentire vecchio nonostante non abbia ancora compiuto 30 anni! Credo di avere avuto 6 anni o giù di li’ quando ho chiesto ai miei genitori di comprarmi il Commodore 64 e ho scoperto il mondo della programmazione grazie al suo manuale e alla sterminata quantità di listati da copiare a mano dalle riviste. In seguito sono passato all’Amiga e infine ai PC, ma ormai sapevo che l’informatica sarebbe stata la mia strada. Al liceo ho scelto il corso sperimentale Informatica, peccato che tale disciplina sia stata nuova tanto a noi studenti quanto ai professori…

– Nel tuo profilo leggiamo che ti sei laureato in Informatica: come mai hai scelto questa facoltà e non Ingegneria Informatica? Quali sono a tuo parere i pro e i contro (se ce ne sono)?
Come tutti i ragazzi che scelgono questo settore in Italia ho avuto il dubbio su quali fossero le differenze fra i due corsi di laurea e, soprattutto, quale fosse più utile delle due. Cercando di trovare una risposta ho dato un’occhiata ai due programmi e scoperto che iscrivendomi ad Ingegneria Informatica avrei dovuto seguire il biennio comune a tutti gli ingegneri, dagli informatici ai meccanici, dagli aerospaziali ai meccanici e questo in pratica per me voleva dire affrontare l’informatica “seria” solo a partire dal terzo anno. Alla fine sono più che felice della mia scelta, trovo abbastanza assurdo che alcuni ingegneri informatici non abbiano mai seguito un corso sugli algoritmi o sulla complessità computazionale, ne’ conoscano i design pattern o il paradigma di programmazione
funzionale.

– Durante i tuoi studi, quali sono state le tue motivazioni per andare
avanti, spingendoti a fare sempre meglio?

Penso sia bastata una motivazione, senza dubbio la migliore di tutte: la passione. Chiunque lavori in questo settore sa benissimo che non si tratta di un’occupazione come un’altra, dove timbrare il cartellino e fare le otto ore quotidiane. Un problema a lavoro ti segue a casa e ti tiene sveglio la notte pero’ non esiste niente che possa dare maggiore soddisfazione di una soluzione geniale. Non e’ per tutti, cosi’ come non tutti sono disposti ad aggiornarsi continuamente per restare al passo con un mondo che corre forsennatamente, ma se scopri che fa per te allora non c’è limite invalicabile.

– Attualmente lavori per Google, ma prima di arrivare al clou del discorso, abbiamo tante altre domande da porti, come ad esempio, con chi hai lavorato prima di arrivare da loro?
Penso di aver visto varie sfaccettature del mondo lavorativo italiano prima di accettare l’offerta di Google. Ho provato la libera professione per qualche anno ma ho scoperto che perdevo più tempo ad occuparmi di offerte, incontri con i clienti e recupero crediti invece di dedicarmi a ciò che mi piace veramente fare. Per due anni ho lavorato per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nell’ambito di un progetto di grid computing fra Europa e America Latina e, fino a qualche mese fa, facevo lo sviluppatore per una software house italiana chiamata IFM Infomaster. In realtà ho quasi sempre avuto almeno due occupazioni in contemporanea e, quando non ero troppo impegnato con il lavoro, cercavo di contribuire a qualche progetto open-source o curare il mio blog.

– Ti sei laureato con il massimo dei voti nel 2004, da allora come è cambiata la tua vita con una laurea in mano?
Non credo che il fatto di conseguire la laurea ti cambi la vita, normalmente sono solo i genitori a pensare che il titolo di ingegnere ti spalancherà le porte del successo e ti farà cadere dal cielo offerte di lavoro e soldi a palate. 🙂 Sfortunatamente non e’ cosi’ e io ho avuto un’occupazione subito dopo la laurea solo perché avevo iniziato a lavorare prima di finire il corso di studi. Ovviamente il fatto di essermi laureato in fretta e con un buon voto mi ha aiutato, ma ricordiamoci che solo in Italia ogni anno si laureano migliaia di persone, per non parlare dei paesi dell’Europa dell’Est che sfornano laureati giovani, con un’ottima conoscenza dell’inglese e più economici di noi.

– Google è ormai una multinazionale che conta qualcosa come 10.000 dipendenti distribuiti in tutto il mondo, ma estremamente competenti nei loro settori. A) Hai preso tu contatto con loro o B) sono stati loro a cercarti?
In realtà siamo più di 20000 ormai! 🙂 Sono stato io a contattare Google nel modo più classico che esista, compilando il form di candidatura online più di una volta. Le prime volte il mio curriculum e’ stato cestinato immediatamente ma per fortuna quella volta che mi hanno contattato sono arrivato fino in fondo. Sicuramente un po’ di fortuna ci vuole in queste cose, ma io ho fatto di tutto per aiutare la fortuna. Quando ho capito che dovevo
fare molto di più per farmi notare da Google, ho iniziato a scrivere con una certa regolarità sul mio blog in inglese. Ho anche deciso di rinunciare a qualche lavoro extra, sacrificando dei guadagni sicuri, per mettermi a lavorare sui dei progetti open-source cercando di avere maggiore visibilità online ed inoltre ho curato maggiormente il mio network di conoscenze grazie a Linkedin e Twitter.

– Se hai preso tu contatto con loro (risposta A), perché proprio Google?
Per fortuna il lavoro nella mia città non mi e’ mai mancato e con esso i relativi guadagni, quindi non ho mai pensato seriamente di trasferirmi in un’altra città’, magari Milano, per fare un piccolo passo in avanti. Quello che cercavo era il vero e proprio salto di qualità e questo poteva solo offrirmelo una di quelle grandi realtà di
cui leggevo nei giornali o nei blog più famosi. Alla fine ho tentato con Google perché la ritenevo un sogno e con Microsoft visto che avevo una certa esperienza nel mondo .NET. A quanto pare il sogno si e’ avverato e la cosa buffa e’ che, prima che accettassi il posto in Google, Microsoft mi aveva sempre scartato mentre successivamente mi ha contattato con delle offerte. Un’altra società che avrei scelto volentieri era Apple, ma non avendo alcuna esperienza nel settore sapevo bene che sarebbe stato impossibile.

– Da quanto abbiamo capito, hai realizzato il tuo sogno nel cassetto, ma come mai a Londra e non nella sede Italiana di Big G? Svelaci questo mistero.
La sede italiana di Google si occupa prevalentemente di attività commerciali e solo raramente offre opportunità per tecnici, quindi non ho avuto la scelta e comunque fra Milano e Londra avrei sempre scelto la seconda. Venendo dalla Sicilia il tempo e’ brutto in entrambe, ma il mondo del lavoro in Italia e’ sicuramente scadente se confrontato con l’Inghilterra o gli Stati Uniti e infine credo che l’Italia stia vivendo un declino continuo e quindi non c’era momento migliore per lasciare il mio Paese senza rimpianti.

– Com’è la vita a Londra?
Lascio giudicare a te: i trasporti pubblici funzionano perfettamente, la città offre una miriade di eventi culturali, dallo sport all’opera lirica, la gente e’ gentile e rispettosa delle leggi, a lavoro i migliori vanno avanti e gli improduttivi restano a spasso e un politico che mette in nota spese dei sigari si dimette con disonore e
chiede scusa alla nazione. Che ne pensi? 🙂

– Consiglieresti ad un neolaureato di avventurarsi da quelle parti?
Non credo che partire totalmente all’avventura sia una buona idea, il costo della vita a Londra e’ alto e quindi non ci si può permettere di stare con le mani in mano per un lungo tempo. Tuttavia quello che mi sento di consigliare e’ di non escludere i paesi esteri quando si cerca lavoro. Considera che un neolaureato qua viene considerato una
risorsa su cui l’azienda investe tempo e denaro e non semplicemente una persona disperata a cui offrire un contratto a progetto da 1000 euro al mese e poi licenziare al termine del contratto.

– Quanto è essenziale parlare la lingua inglese per lavorare in Google?
Fondamentale, in qualunque ufficio di Google nel mondo la lingua che si usa e’ l’inglese. Anche tutti i colloqui vengono sostenuti in inglese e se non capiscono le domande dell’intervistatore e’ difficile dare risposte sensate! 🙂
Ovviamente non si pretende che tutti parlino l’inglese come i nativi, ma bisogna essere in grado di comprendere tutto e di sapersi esprimere senza balbettare.

– Quali sono le tue attuali conoscenze e cosa consiglieresti ad un neofita per arrivare ad ottenere le competenze necessarie per lavorare in una grande azienda come Google?
Non esiste un percorso che automaticamente ti porta in Google o in un’altra grande azienda del settore. Di sicuro e’ necessario avere buone conoscenze teoriche e un’adeguata esperienza pratica, ma i requisiti variano di ruolo in ruolo. Per lavorare come sviluppatore C/C++, ad esempio, bisogna avere una conoscenza di questi linguaggi molto avanzata, ma se siete esperti di Objective-C ci sono opportunità anche per voi. Diciamo che e’ una buona idea quella di essere degli esperti in un determinato settore, ma anche il fatto di essere in grado di cambiare tecnologia rapidamente può essere utile in un ruolo come il mio, dove ho a che fare quotidianamente con Java, .NET, Python e PHP.

– Qual è secondo te l’errore che fanno più di frequente i neolaureati quando si avvicinano al mondo delle imprese?
Credo che l’errore si faccia prima di diventare neolaureati e cioè quello di dedicarsi esclusivamente allo studio teorico, pensando che “il lavoro” sia qualcosa che verrà in seguito. A differenza dei fisici nucleari (per dirne una), il nostro settore ci permette di fare pratica senza grossi investimenti e direttamente da casa nostra grazie
alle innumerevoli possibilità offerte da Internet. Capisco che durante gli anni dell’Università si cerchi di concentrarsi sugli esami da superare per laurearsi in fretta, ma investire del tempo su quel progetto invece di copiarlo dai colleghi o dalla rete potrà darvi un bagaglio di esperienze pratiche che faranno la differenza quando ci si avvicinerà al mondo delle imprese.

– C’è secondo te un errore che le imprese fanno più di frequente quando accolgono un neolaureato nella propria forza lavoro?
Senza dubbio le aziende sbagliano quando assumono un neolaureato solo perché gli costa meno ma non hanno intenzione di investire tempo e denaro su di lui. Senza parlare di quelle aziende che assumono un neolaureato per piazzarlo come super-esperto presso un loro cliente. Azioni come queste non fanno altro che danneggiare il settore perché distorcono la percezione che il cliente finale ha della qualità del lavoro e impediscono a chi merita veramente di emergere, visto che l’unica leva e’ quella del prezzo, quando invece un informatico in gamba produce dieci volte quanto uno mediocre e magari ne costa solo il doppio.

– Ci descrivi meglio il tuo impegno a Google? C’è qualche tuo lavoro che è possibile vedere online?
Io faccio parte del team chiamato Developer Relations, che e’ quello che funge da interfaccia fra i nostri sviluppatori “core” e il mondo degli sviluppatori di terze parti che vogliono usare le tecnologie di Google. Personalmente mi occupo di Google Apps e delle sue API (http://code.google.com/googleapps/) e divido il mio tempo fra attività di advocacy (o evangelism come viene anche chiamato) come ad esempio presentare ai Google Developer Days (http://www.google.com/events/developerday/2010/) e attività di supporto quali rispondere alle domande sui forum (http://www.google.com/support/forum/p/apps-apis?hl=en). Mi occupo anche di sviluppo delle librerie client in vari linguaggi (http://code.google.com/googleapps/domain/libraries_and_samples.html) o di applicazioni di esempio. Fa parte del mio ruolo anche scrivere
sui blog aziendali o personali. In Google, inoltre, si e’ invitati a collaborare ad altri progetti interni o esterni che ci piacciono e, proprio recentemente, ho lavorato per estendere una libreria open-source chiamata JetS3t (http://bitbucket.org/jmurty/jets3t/wiki/Home) affinché supporti Google Storage.

– Qual’è l’ambiente di lavoro che si respira li? Come sono scandite le ore lavorative?
L’ambiente di lavoro e’ il più stimolante che ho mai visto. Sono circondato da gente geniale, molto più in gamba di me e veramente appassionata di quello che fa. In Google l’iniziativa e’ apprezzata ed i risultati premiati, non si deve avere paura di sbagliare perché e’ normale che se si pensa in grande la maggior parte delle volte il progetto fallirà, ma quella volta che andrà in porto sarà sicuramente qualcosa di grandioso. Non esiste un vero e proprio orario di lavoro, si e’ abbastanza liberi di entrare tardi o uscire prima, alla fine quello che conta sono i risultati. Stare in ufficio ad aspettare che si faccia l’orario giusto per tornare a casa non serve a nessuno, tanto vale andarsene via e magari l’indomani, dopo essersi riposati, si produrrà il triplo di quello che si pensava.

– Noi siamo un sito web che si occupa principalmente del mondo Apple, ma divaghiamo un po su tutto il mondo della tecnologia e di Internet. I Mac, gli iPhone e tutti i prodotti di Cupertino, come vengono visti e usati all’interno di Google? Tu, personalmente, come hai visto questo mondo?
I prodotti Apple non mancano all’interno di Google. Io ad esempio ti sto scrivendo da un MacBook e in tanti possiedono un iPhone o un iPad. La regola in Google e’ di usare lo strumento migliore per il lavoro che si deve fare e quindi io mi trovo con un portatile Mac, un desktop Linux e una macchina virtuale con Windows 7 e mi alterno fra di esse a seconda delle esigenze. Certo, quando passo dal MacBook al portatile con Windows mi manca il touchpad con il supporto per il multitouch!

– E dei Londinesi cosa ci racconti?
Escono di casa con l’ombrello, guidano a sinistra e bevono il te 🙂 Stereotipi a parte, li ho trovati molto meno freddi di quello che normalmente si crede e anzi sono tutti disponibili ad aiutare il prossimo. I pochi veri inglesi rimasti a Londra sono abituati a vedersi circondati da emigranti e quindi non hanno alcun pregiudizio mentre fra stranieri ci si aiuta tutti! Prima di partire ho sentito dire molto spesso che a Londra sia necessario parlare un inglese perfetto perché i londinesi non sono disposti a venirti incontro quando non ti capiscono. Niente di più
falso, ho visto degli inglesi sforzarsi più possibile per capire e farsi capire e sempre con il sorriso sulle labbra!

– Dopo questo mare di domande, chiudiamo chiedendoti: quale sarà il tuo prossimo passo? Continuerai a lavorare per Google o hai altri progetti in mente?
Fino a qualche mese fa sognavo di lavorare per Google e ora che ci sono dentro continuo a sognare di lavorare per questa azienda. Per adesso e’ presto per pensare, anche minimamente, di cambiare, ci sono troppe cose che ancora devo imparare e sono sicuro che ce ne saranno sempre di più. Alla fine non sono tante le aziende che inventano le automobili che si guidano da sole!

– Grazie Claudio per le tue esaustive risposte, e ti auguriamo un mare di fortuna e prosperità per il futuro! Alla prossima. 😉
Grazie a te per l’opportunità e ne approfitto per segnalare che Google sta assumendo per un sacco di ruoli e in quasi tutti gli uffici del mondo. Se foste interessati, sarò lieto di chiarire eventuali dubbi e aiutarvi nel processo di candidatura. Potete contattarmi scrivendomi a claudiocherubino (at) gmail.com, oppure trovarmi su Twitter o sul mio blog.

Info sull'Autore

è laureato in Informatica. Sei anni fa ha fondato Apple Tribù, e si impegna nel mantenere attivo il sito assieme agli altri autori. Puoi trovare Paolo su , e .