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Recensione: BlueHost, Web hosting provider sotto la lente dei nostri tester.. ecco i risultati!

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Quante volte vi è capitato di dover scegliere un hosting per il vostro sito web, e non sapere quale faccia al caso vostro? Inoltre, la grande domanda è: hosting italiano oppure hosting americano?

Abbiamo avuto la possibilità di testare BlueHost, un servizio che risiede negli USA, e l’abbiamo messo sotto stress per benino. Ecco quindi la nostra prova che ha messo in luce pregi e difetti (?) di questo web hosting provider!

1. Registrazione del dominio.
La prima cosa che abbiamo fatto per iniziare, è stato acquistare hosting + dominio. Veramente sconvolgente la rapidità con il quale tutto è andato caricato sul server. Subito dopo il pagamento dello stesso, avevamo già a disposizione dominio, spazio sul server e dominio presente su Who.is in ben che non si dica. Abbiamo potuto paragonare la cosa al servizio offerto da molti provider italiani (primo tra tutti Aruba). In italia il tempo di attesa è mediamente di 36 ore.

2. Costi di registrazione e caratteristiche dell’hosting.
La cosa che balza subito all’occhio, è che gli americani, nonostante una volta preso un qualche servizio si paghi il canone annuale, propongono le loro offerte sottoforma di costo mensile. Lo fanno, giustamente, per invogliare all’acquisto. Ma è comunque un acquisto ponderato, visto il fatto che i costi, anche in base a ciò che offrono, sono assai inferiori ai costi dei servizi di hosting italiani. Il motivo è da attribuire al più vasto business con cui hanno a che fare. Abbiamo preso l’unico servizio offerto da BlueHost, dove con 6,95 dollari al mese (al cambio attuale circa 5 euro), ci forniscono spazio sul server illimitato (abbiamo quindi un disco virtuale dove possiamo caricare anche 1TB di dati e più, ma diffidate dai piccoli provider che offrono lo stesso servizio, solitamente danno una qualche sorta di limitazione, nonostante dichiarino spazio illimitato. Ma non è questo il caso), la possibilità di registrare domini illimitati sullo stesso server (al costo di circa 9 dollari ciascuno. In Italia paghiamo un nuovo server per ogni nuovo dominio che dobbiamo acquistare, o perlomeno è quasi sempre così), un dominio con cui partire già incluso nel prezzo, supporto POP3 e IMAP per le caselle e-mail (in Italia il servizio iMAP si paga apparte, e addirittura su ogni casella che apriamo), trasferimento dati illimitata (se il vostro sito hosta materiale molto pesante, ad esempio video, non dovete preoccuparvi di consumare la banda a voi attribuita, poiché è appunto illimitata). Possiamo inoltre avere illimitati domini parcheggiati, illimitati sottodomini (che non paghiamo, al contrario del servizio italiano Aruba ad esempio), il cPanel (non disponibile su Aruba o siti simili), illimitati account FTP con cui accedere, statistiche del sito (che in Italia si paga apparte, anche se ormai ci sono siti come Google Analytics ottimi per fare ciò), illimitati Database MySQL con spazio illimitato(!!) (in Italia su Aruba ne abbiamo 5 con 100MB condivisi tra tutti e cinque, ed il costo dei database è escluso dal servizio base), e ovviamente poi troviamo una marea di features ulteriori come supporto al PHP5, a Ruby, etc.. etc… Se desiderate una ulteriore lista dettagliata delle features, potete dare un’occhiata a questa pagina.

3. Prime prove: upload e download.
Solitamente quando si acquista un hosting, la prima cosa che si guarda è la velocità che raggiungiamo in upload e nel download.
Abbiamo ovviamente effettuato diverse prove, dall’Italia. La particolarità che caratterizza i siti americani e di cui alcune persone si lamentano (senza motivo secondo noi) è il fatto che, poiché la server farm risiede in USA (nel nostro caso in Utah), i nodi da cui passa la richiesta sono qualcuno in più rispetto ad un provider italiano. Ma stiamo parlando di tempi di risposta comunque brevissimi, che con le nostre attuali linee ADSL non percepiamo nemmeno. Inoltre (sarà un caso?) i siti hostati sullo stesso server sono del 70% inferiori rispetto ad un hosting italiano (nel nostro caso abbiamo potuto effettuare un paragone con Aruba), il che ci fa guadagnare un bel po in velocità e le probabilità di un down-time sono assai ridotte (BlueHost garantiste il 99,9% di uptime).
Ma parliamo di dati di fatto. In upload tramite FTP, il server ha retto benissimo a velocità di upload anche di 1,5MB al secondo, mentre nel download abbiamo raggiunto i 7MB al secondo (tramite fibra), assolutamente un risultato di tutto rispetto. “Uplodare” un file di 500MB in appena 4 minuti (forse anche meno) non ha prezzo.

4. Personalizzazione
Con un cPanel organizzatissimo a nostra dispozione e la possibilità di registrare infiniti sottodomini gratuitamente, BlueHost è sicuramente uno dei migliori per mantenere bassi i costi. Dal cPanel possiamo creare nuove caselle e-mail, dedicare tutto lo spazio che vogliamo ad ogni singola casella, creare infiniti utenti per i database MySql, e spazio illimitato anche per quest’ultimi. Se volete mettere mani alla qualunque, nessun servizio è personalizzabile come BlueHost. 10+ sotto questo aspetto

5. Assistenza tecnica
Diciamocelo, anche se ci auguriamo sempre che non ci serva, nessuno ha mai potuto a fare a meno dell’assistenza per un hosting. Il problema inaspettato prima o poi capita sempre, e in quel caso (sopratutto se ci sono migliaia di visitatori dietro il nostro sito), sarebbe bene risolverlo il prima possibile e senza troppi fronzoli. Abbiamo riscontrato anche qui la miglior assistenza sul mercato, c’è poco da dire: disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche con Live Chat online, direttamente sul sito. Ci rispondono immediatamente e con cordialità. Forse l’unica nota negativa, è che se di inglese non ne masticate, potreste avere un po di difficoltà nella comunicazione, ma sono i lati negativi di scegliere un web hosting provider che risiede in USA.

6. Domain Whois Privacy
Non sono molti i siti ad offrirlo come servizio, ma BlueHost è uno di questi. Il Domain Whois Privacy è una particolare funzione che alcuni domainer offrono ai propri clienti… Nel nostro caso i 4,95 dollari al mese richiesti per l’attivazione del servizio, su BlueHost non esistono più perché il servizio è diventato gratuito con l’attivazione di un nuovo dominio. In questo modo sarà impossibile ai malintenzionati utilizzare i vostri dati disponibili su un qualsiasi servizio che offre il whois.

7. Conclusioni finali
Siamo arrivati alle conclusioni finali. Non abbiamo alcun motivo per elogiare un web hosting provider, ma BlueHost merita sicuramente un’occhio di riguardo. Se siete in procinto di acquistare un dominio e un hosting, allora valutate attentamente le scelte offerte da BlueHost, non ne rimarrete scontenti: ne siamo sicuri! A parità di costo, avere il proprio server in USA porta molteplici vantaggi, sopratutto per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo e i servizi compresi in esso.
BlueHost permette anche il trasferimento di domini già esistenti, quindi se siete scontenti del vostro provider o volete risparmiare avendo comunque tutti i vantaggi di un servizio professionale di alto livello, potete trasferire in pochi semplici passi il vostro sito presso le loro web farm.

Visitate il sito di BlueHost per farvi un’idea più dettagliata, noi vi garantiamo che tutto funziona per il meglio 😉

Info sull'Autore

è laureato in Informatica. Sei anni fa ha fondato Apple Tribù, e si impegna nel mantenere attivo il sito assieme agli altri autori. Puoi trovare Paolo su , e .